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LATTOFER 1000 COMPLEX 30CPR


  • Codice Minsan: 981416148
  • Casa Farmaceutica: ALGILIFE Srls
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LATTOFER 1000 COMPLEX

Formato: 30 compresse 1000 mg

 

L’estratto di Pelargonium è approvato come pianta medicinale per la cura di raffreddori e infezioni delle alte vie respiratorie, mentre la lattoferrina e la quercetina sono classificati da recenti studi come candidati ideali per la prevenzione e il trattamento del COVID-19.

Formula:
Lattoferrina                                    200 mg  90% titolo
Quercetina                                      200 mg  98% titolo
Pelargonium sidoides radice e.s.      100 mg
tit. 0,05% umckalina
Zinco L-pidolato                                 20 mg   40% nrv
Riboflavina B2                                     2 mg  143%nrv
Olio essenziale Timo                           2 mg
Eccipienti:
magnesio stearato vegetale, maltodestrine; cellulosa    microcristallina, inulina, biossido di silicio

LATTOFERRINA

Tipica del latte, come il nome stesso fa intuire, la lattoferrina presente anche in varie secrezioni mucose, come lacrime e saliva. Più abbondante nel colostro rispetto al latte di transizione e di mantenimento, la lattoferrina  inoltre tipica dei granulociti neutrofili, cellule immunitarie con funzioni di difesa da infezioni batteriche e fungine.Lattoferrina

Le proprietà antimicrobiche della lattoferrina sono principalmente dovute alla capacità di legare il ferro, sottraendolo al metabolismo di quelle specie batteriche - come l'Escherichia coli - che dipendono da esso per la propria moltiplicazione e adesione alla mucosa intestinale (effetto batteriostatico); ha inoltre un'azione antibatterica diretta (battericida), grazie alla capacità di ledere gli strati più esterni della membrana cellulare (LPS) di alcune specie batteriche GRAM negative.

Non è quindi un caso che la lattoferrina venga sfruttata anche dall'industria alimentare per trattare le carcasse di manzo e proteggerle dalla contaminazione batterica di superficie. Similmente, non è casuale nemmeno il fatto che la lattoferrina si concentri a livello di molte mucose, che per definizione sono quegli strati di cellule che tappezzano la superficie interna delle cavità e dei canali dell'organismo comunicanti con l'esterno, e come tali esposti agli attacchi dei patogeni.

L'effetto antivirale della lattoferrina è relazionato alla sua capacità di legarsi ai glicosamminoglicani della membrana plasmatica, prevenendo l'ingresso del virus e bloccando l'infezione sul nascere; tale meccanismo è apparso efficace contro l'Herpes Simplex, i citomegalovirus, e l'HIV.

Esistono anche evidenze circa un possibile ruolo della lattoferrina come agente antitumorale, dimostrato in numerose occasioni su tumori chimicamente indotti in ratti da laboratorio.

La capacità della lattoferrina di legare lo ione ferrico (Fe3+) è due volte superiore alla transferrina, la principale proteina plasmatica deputata al trasporto del ferro nel torrente circolatorio (entrambe fanno parte della stessa famiglia di proteine
- dette transferrine - capaci di legare e trasferire ioni Fe3+). Ogni molecola di lattoferrina può legare a  due ioni ferrici ed in base a tale saturazione può esistere in tre forme distinte: apolattoferrina (priva di ferro), lattoferrina monoferrica (legata ad un solo ione ferrico) e ololattoferrina (che lega a s? due ioni ferrici). L'attività della proteina viene mantenuta anche in ambienti acidi ed in presenza degli enzimi proteolitici, inclusi quelli secreti dai microorganismi.

Come anticipato, il primo latte che la donna produce dopo il parto, il colostro, ? particolarmente ricco di lattoferrina, che favorisce lo sviluppo di batteri intestinali benefici, aiutando il piccolo a debellare i patogeni responsabili delle gastroenteriti (coliche del neonato).

Con il passare dei giorni la quantit? di lattoferrina si riduce, parallelamente allo sviluppo delle difese immunitarie del piccolo. Questo ? il motivo per cui le concentrazioni di lattoferrina nel latte vaccino sono piuttosto variabili (le mucche vengono munte molto a lungo dopo la nascita del vitello).

ALCUNI DATI:

concentrazione di lattoferrina nel plasma venoso umano: 0,12 μg/ml;
concentrazione di lattoferrina nel colostro umano: 3,1-6,7 mg/ml;
lattoferrina nel latte umano: 1,0-3,2 mg/ml;
lattoferrina nel latte vaccino: molto variabile, in letteratura da 1,15 μg/ml a 485,63 μg/ml. Nel bambino la lattoferrina ? anche un'importante fonte di ferro e ne facilita l'assorbimento.

Il ferro ? l'unico minerale presente nel latte materno in quantit? inferiori rispetto ai fabbisogni del lattante; tale deficit viene comunque colmato dalle scorte accumulate durante la vita fetale (il latte materno ? senza dubbio l'alimento pi? raccomandabile per il neonato, in quanto fornisce tutti gli elementi nutritivi ma soprattutto li contiene nelle giuste proporzioni).

La capacit? della lattoferrina di legare il ferro ne suggerisce anche un possibile ruolo come agente antiossidante. Sequestrando il ferro in eccesso, impedisce infatti che questo produca i ben noti effetti pro-ossidanti (Fe2+ + H2O2 → Fe3+ + OH· + OH−).

Recenti studi hanno ascritto alla lattoferrina propriet? promotrici sull'attivit? degli osteoblasti e dei condrociti, cellule rispettivamente deputate alla produzione di tessuto osseo e cartilagineo.

QUERCITINA

La quercetina, ? un flavonoide ubiquitario presente in una grande variet? di frutti (mele, uva, olive, agrumi, frutti di bosco), verdure (pomodori, cipolle, broccoli, capperi), bevande (t? e vino rosso) ed estratti erboristici.

In natura, la quercetina non ? presente nella forma isolata bens? come aglicone (parte non zuccherina) di vari glicosidi, tra cui rutina e quercitrina; sotto tale forma abbonda, in particolare, negli estratti di ippocastano, gingko biloba, calendula, biancospino, camomilla, levistico ed iperico.

Nota al grande pubblico per il suo elevato potere antiossidante e antinfiammatorio, la quercetina viene proposta come supplemento dietetico all'interno di formulazioni ad attivit? antiaging e antiossidante.

Vari e numerosi gli studi che ne dimostrano la potenziale utilit? nel trattamento e nella prevenzione di varie condizioni morbose e non.
Malattie nelle quali lo stress ossidativo e l'infiammazione cronica giocano un ruolo di primo piano
allergie, resistenza all'insulina, aterosclerosi, artrite, morbo di Alzheimer, psoriasi, lupus e molte delle patologie legate all'invecchiamento; la quercetina inibisce numerose fasi che portano alla liberazione di istamina e alla produzione di prostaglandine e leucotrieni ad azione pro-infiammatoria, nonch? gli enzimi 5-lipossigenasi e fosfolipasi A2. Nel contempo esercita una potente azione antiossidante diretta ed indiretta, proteggendo l'attivit? dei sistemi enzimatici antiossidanti endogeni: catalasi, superossido dismutasi, glutatione perossidasi e glutatione reduttasi.

La riduzione del rischio cardiovascolare pu? essere favorita dall'attivit? antiaggregante piastrinica ed antitrombotica della quercetina.

La quercetina potrebbe anche aiutare a prevenire il cancro (pu? essere usata insieme a chemioterapici come coadiuvante; consultare il medico). In vitro e su modelli animali si ? infatti dimostrata in grado di arrestare la crescita o addirittura di portare all'apoptosi (morte cellulare) colonie di cellule tumorali di diversa origine in diversi stadi di replicazione.

PELARGONIUM SIDOIDES

Il Pelargonium viene utilizzato spesso nel raffreddore comune e nelle manifestazioni patologiche a carico delle vie respiratorie superiori e inferiori. Si tratta di un farmaco fitoterapico a base di Estratto Etanolico Standardizzato. Le controindicazioni sono davvero minime, e si riferiscono alle avvertenze comuni come l’evitare l’uso in gravidanza e durante l’allattamento e nel trattamento con farmaci anticoagulanti e in caso di patologie epato renali.

Nei bambini ? consentito l’uso solo dopo i 12 anni, ma si tratta di una restrizione tutta italiana considerato che negli altri Paesi europei ? possibile la somministrazione gi? dopo il primo anno di vita. La sua origine naturale ? confermata anche dal fatto che la dispensazione da parte del farmacista pu? avvenire senza ricetta medica.

La fonte principale dei principi attivi del suo fitocomplesso ? racchiusa nelle sue radici tuberose. Numerosi studi hanno evidenziato come riesca ad agire sul sistema immunitario: il suo meccanismo d’azione consente un’attivit? importante sul bacillo di Koch, in modo da intervenire specificamente sul sistema immunitario. Tutto ci? dal momento che i principi attivi del fitocomplesso attivano la funzione fagocitaria dei macrofagi, quelli che vengono comunemente definiti cellule spazzino.

Il risultato ? che riescono a innalzare la loro produzione di monossido di azoto e quindi la loro capacit? microbicida. Ma sono anche molti gli studi che hanno accertato l’efficacia di questa pianta nelle affezioni respiratorie in soggetti bronchitici cronici. L’efficacia ? particolarmente evidente per via della sua azione antivirale con aumentata resistenza delle cellule sane al contagio. Il che rende questa pianta un valido strumento nel ridurre la diffusione del virus nei pazienti affetti da infezioni a carico del sistema respiratorio sia alto che basso.

ZINCO

Lo zinco ? un oligoelemento necessario per l'uomo e per molti altri animali, ma anche per le piante e per vari microrganismi. Rappresenta la seconda "traccia metallica" pi? abbondante nell'uomo dopo il ferro ed ? l'unico metallo che appare in tutte le classi di catalizzatori biologici ma non solo. Infatti, risulta anche necessario per il corretto funzionamento di molti ormoni, inclusa l'insulina, l'ormone della crescita e gli ormoni sessuali. L'organismo ne contiene parecchio nei muscoli, nei globuli rossi e in quelli bianchi; tuttavia, grosse concentrazioni di zinco si possono trovare

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soprattutto negli organi. ? indispensabile per il funzionamento di oltre 300 enzimi e 1000 fattori di trascrizione. Viene immagazzinato e trasferito in metallotioneine (MT) - una famiglia di proteine ricche di cisteina, a basso peso molecolare, localizzate prevalentemente nell'apparato del Golgi, capaci di legare metalli fisiologici e xenobiotici. Sono quindi moltissimi i catalizzatori biologici delle cellule umane che presentano centralmente un atomo di zinco, ad esempio l'alcol deidrogenasi – enzima necessario a metabolizzare l'alcol etilico.

Lo zinco ? importantissimo anche per lo sviluppo dell'embrione e del feto, e per la crescita postnatale del neonato e del bambino. Ha una funzione antiossidante che, seppure di tipo indiretto, ? molto importante per contrastare lo stress ossidativo.

VITAMINA B2 (riboflavina)

La riboflavina o vitamina B2 ? un nutriente essenziale idrosolubile appartenente al macro-gruppo vitaminico B.

Ha funzione prevalentemente coenzimatica e, nelle sue forme metabolicamente attive (FMN e FAD), costituisce il gruppo prostetico di enzimi ossidoriduttivi definiti flavoenzimi o flavoproteine – necessari alla
respirazione cellulare e alle vie metaboliche di glucidi, lipidi e amminoacidi.

Si trova sia negli alimenti vegetali che animali, ma abbondantemente solo nel latte e nei suoi derivati, nelle uova e nelle frattaglie, come il fegato, il cuore e l'intestino – usato prevalentemente nelle ricette tradizionali (stigliola, pajata ecc).

Viene assorbita nell'intestino – processo ostacolato dall'alcol e altri fattori nutrizionali come le metilxantine – e metabolizzata in gran parte dentro le cellule intestinali; nel sangue ? veicolata dalle globuline. La via di escrezione primaria ? quella renale con le urine.

La carenza si manifesta prima con sintomi e segni aspecifici, poi con altri piuttosto
specifici 
– a carico del derma, degli occhi e della lingua. La tossicit? ? pressoch? impossibile da raggiungere, per l'assorbimento limitato e la scarsa solubilit?.

L'assunzione raccomandata ? di circa 0,6 mg / 1000 kcal / die. Ad ogni modo, si consiglia di non scendere sotto 1,2 mg / die.

TIMO (olio essenziale)

Il timo ? conosciuto ed utilizzato sin dal Medioevo come rinforzante e ricostituente, indicato per regolarizzare il ciclo mestruale ed eliminare parassiti di vario tipo, utile contro il mal di testa, i dolori reumatici, le infiammazioni della bocca e della gola. Timo in particolare, dal timo si ricava un olio essenziale con propriet? balsamiche ed antisettiche, quindi indicato per il trattamento delle affezioni respiratorie, tipo bronchite e tosse. L'olio essenziale viene estratto per distillazione in corrente di vapore dalle foglie e dalle sommit? fiorite fresche o parzialmente essiccate.

Una volta che l'olio essenziale di timo ? stato ingerito, le sue componenti vengono filtrate nel sangue attraverso l'intestino, quindi eliminate dall'organismo attraverso gli alveoli polmonari: in questo modo i principi attivi agiscono direttamente per via naturale sulle mucose del sistema respiratorio.
La formulazione pi? utilizzata ? la tisana di timo, utile contro la costrizione delle vie aeree; tuttavia, i benefici del timo non sono localizzati solo nel tratto respiratorio, ma si riscontrano anche a livello del tratto digerente riducendo il senso di gonfiore e stimolando la digestione.

Il timo ha inoltre propriet? antidolorifiche e trova impiego nella formulazione di pomate per il trattamento di ferite e contusioni, grazie anche all'intrinseca azione antisettica.
Il timo rappresenta un vero e proprio antibiotico naturale; studi clinici hanno infatti dimostrato che parecchie specie patogene sono sensibili a questa pianta; tra i batteri patogeni sensibili troviamo il genere Proteus, Stafilococchi, Streptococchi, Pneumococchi, Enterococchi, Candida albicans e Corinebatteri.

Come detto in precedenza, nel timo sono presenti diversi oli essenziali, fino al 50% di timolo, e in misura nettamente minore carvacrolo, terpineolo, borneolo, linalolo, geraniolo, tujanolo; contiene anche tannini ad azione antivirale (3,5-7,5%), flavonoidi, saponine e triterpeni con attivit? antibiotica.
L'azione antibatterica del timo si ascrive principalmente a timolo e carvacrolo: questi oli essenziali appartengono al gruppo dei fenoli, sostanze dal potere battericida.

Anche linalolo e tujanolo hanno caratteristiche importanti da un punto di vista fitoterapico: sono profumati, stimolano il sistema nervoso e hanno propriet? antibatteriche; svolgono un'azione delicata e non irritante, al contrario del timolo che va quindi evitato dalle persone con la pelle sensibile.
Ogni olio essenziale ? caratterizzato da un chemotipo che ne differenzia le caratteristiche chimiche, di conseguenza quelle terapeutiche; quindi, quando si deve scegliere un olio essenziale di timo, occorre porre molta attenzione al chemotipo prevalente. Se l'olio essenziale di timo ? costituito fino al 60% da fenoli viene definito chemotipo timolo; tra tutti, ? quello

che sviluppa la più potente azione antibatterica: nel caso si vogliano trattare malattie infettive è certamente il più utile, ma occorre fare attenzione a non applicarlo puro sulla pelle o sulle mucose (bocca ed occhi in particolare) perch? ? molto irritante. Attenzione a chi ha problemi di tiroide: questo tipo di olio ha un'azione stimolante sulla ghiandola tiroide, anche se a dosi normali non sussistono rischi, specialmente se si consumano tisane di timo.

Oli composti sino al 50% da tujanolo hanno effetto rafforzante e tonificante sull'intero organismo, stimolano il sistema immunitario e, cosa molto importante, non sono irritanti per la cute; il tujanolo ha potere antivirale, e per questa ragione ? indicato nei casi di bronchite ed influenza, ed antibiotico, infatti risulta efficace contro la Chlamydia, un microorganismo responsabile di infezioni agli occhi e agli organi genitali. A differenza del chemotipo timolo, per quello tujanolo non sono stati segnalati effetti avversi sulla tiroide.

Il chemotipo linalolo contiene sino al 60% di linalolo ed esplica formidabili effetti antisettici, rimanendo al tempo stesso delicato e ben tollerato dalla pelle; ? particolarmente efficace contro la Candida albicans e gli stafilococchi, un gruppo di batteri patogeni in grado di provocare malattie della pelle, dell'intestino, della vescica e del tratto urogenitale.
L'ultimo chemotipo importante ? quello dove la componente principale ? il geraniolo, ben tollerato dall'organismo con una spiccata azione contro batteri, virus e funghi; oltre all'azione antisettica, questa tipologia di olio ha effetti calmanti sul sistema nervoso e favorisce il sonno.

Come spesso accede, studi condotti su pazienti hanno dimostrato che la sinergia tra le varie tipologie di oli essenziali si dimostra molto pi? efficace rispetto alla somministrazione di un solo chemotipo.
Oltre agli oli essenziali che vengono estratti dal timo, di questa pianta sono utilizzate a scopo farmacologico anche le sommit? fiorite: la raccolta avviene tra maggio e luglio, quando i fusti vengono tagliati avendo cura di evitare le parti legnose; dopo l'essicazione questi vengono sminuzzati e conservati all'interno di recipienti in vetro o ceramica.

Del timo non sono note interazioni con farmaci di sintesi, nonostante l'uso sempre più diffuso; gli unici effetti collaterali sono da ascrivere ad un uso eccessivo degli oli essenziali: oltre agli effetti stimolatori sulla tiroide, l'ingestione di quantità eccessive di olio essenziale può provocare, per la presenza di timolo e carvacrolo, disturbi a livello gastrointestinale quali nausea, vomito e cefalea. Nei casi pi? estremi e gravi di intossicazione si può arrivare alla depressione del sistema nervoso centrale.






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